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La Passione di Terranova di Sibari

Nelle pieghe di un abitato le cui origini storiche si fanno risalire all’antica Sibari, sorge l’antico Borgo medievale di Terranova da Sibari, che nonostante l’inesorabile incedere del tempo, che tutto muta e trasforma, non ha perso le sue caratteristiche peculiarità, che l’hanno reso nei secoli, uno dei più SUGGESTIVI dell’intero Mezzogiorno di’Italia.
Le origini e i segni caratteristici dell’urbanistica medioevale del suo centro storico, si conservano nonostante tutto, nelle sue note più salienti, il Mastio del Castello risalente all’anno 1000, il Palazzo del Principe, le antiche chiese ecc.
Un popolo e il suo abitato, si caratterizzano spesso per la capacità di mantenere vivi gli usi, i costumi, le tradizioni, i linguaggi e il folklore, che in fondo sono il vero patrimonio artistico e culturale di una comunità
Terranova da Sibari non è stata da meno nel corso degli anni, ma anzi, ha preservato e mantenuto una serie di manifestazioni risalenti ad un’antica tradizione popolare, che rappresentano l’humus e la memoria storica di EcceHomo 3un popolo, restituendo anche alle nuove generazioni, spaccati di una realtà rurale e agreste, che altrimenti sarebbero andate perdute nel corso degli anni.
Sicuramente uno dei maggiori eventi del folklore, nel quale il sacro e il profano hanno finito per fondersi in una sorta di simbiosi mutualistica, che desse voce e visibilità ad eventi di un passato -che è sempre più passato e non riesce a ritornare nel nostro presente- è la rappresentazione vivente della Passione di Cristo, unita alle altre manifestazioni religiose e popolari ad essa collaterali.
Una manifestazione folk-sacra quella della Passione vivente del Cristo, nata per volere del Centro di Cultura Popolare che a Terranova da Sibari ha svolto negli anni passati una grande opera di promozione umana, sociale e culturale fra giovani e meno giovani, contribuendo ad elevare la partecipazione alla vita sociale del paese.
In particolare la rappresentazione vivente del Venerdì Santo è stato l’inizio di questo sodalizio fra il Centro di Cultura Popolare e le varie parrocchie presenti nel territorio, che l’hanno resa, appuntamento e tappa obbligata, per molti visitatori e turisti che proprio nel periodo pasquale hanno affollato le strade dell’abitato per parteciparvi in maniera attiva.
Da ricerche storiche effettuate nel corso degli anni, si scopre che la manifestazione nasce ed è legata all’antica Processione dei Misteri , risalente agli inizi del 1700, durante la quale si portavano in processione 13 statue lignee, fra queste quelle dette dei Giudei, così come evidenziate in alcuni documenti fotografici del tempo, oltre alla statua del Governatore Ponzio Pilato.
Nel passato esistevano a Terranova da Sibari le Congregazioni Religiose di due Parrocchie, quella di S. Nicola e quella di San Pietro, i fedeli di entrambe vestivano un saio bianco con cappuccio, tradizione riproposta nella processione vivente del Venerdì Santo, proprio in omaggio ai membri delle due congreghe.
Da qui la necessità di inserire nella stessa processione vivente del Venerdì Santo, due gruppi di incappucciati e proprio per distinguerli dalle due parrocchie, si decise con un’operazione di assoluta fantasia e per esigenze squisitamente sceniche, di differenziarli in Incappucciati Bianchi e Neri.
Tra l’altro la tradizione dei cosiddetti “Vattienti” molto diffusa nella cittadina di Nocera Tirinese e Verbicaro, ha avuto diffusione anche a Terranova da Sibari, anche se in misura minore e sicuramente non con la cadenza e le connotazioni storico-antropologica ben descritte da uno dei più grossi studiosi di tradizioni popolari e religiosi italiani , qual’è Ernesto De Martino. 
Ma che cos’erano in realtà i vattienti, che con la Processione del Venerdì Santo, che si è svolta per diversi anni a Terranova da Sibari, ha avuto influenze più o meno importanti?
Il nome vattiente significa flagellanti e per compiere questa sorta di autopunizione sul proprio corpo gli stessi utilizzavano un particolare arnese che nel linguaggio popolare era denominato “U cardiddru” (un particolare pezzetto di legno con infissi 33 chiodini d’argento) che insieme ai “ A catina” ( Catene di ferro) Vattiente3erano utilizzati per percuotere parti del corpo fino a farli sanguinare.
Una pratica molto utilizzata nel periodo della Quaresima in molti paesi del meridione d’Italia, soprattutto Calabria e Lucania e la cui finalità era quella di uno strano rito penitenziale per i propri peccati commessi.
La Passione vivente rimane però, la più significativa manifestazione folk-sacra che Terranova da Sibari abbia creato negli ultimi i 40 anni, e che si svolge durante la Settimana Santa.
Dal suo esordio, la manifestazione ha subito modifiche ed aggiustamenti che ne hanno arricchito sempre più la sua valenza, fino a farla diventare meta obbligata per molti turisti, gruppi di studi di varie Università italiane, ma nel contempo anche fenomeno di grande tradizione popolare e religiosa, per i suoi abitanti.
Inizialmente la processione era molto ridotta sia nello svolgimento del suo itinerario, oltre per la sua caratterizzazione tipicamente teatrale e recitativa.
Il 1975 rappresenta il prologo di una nuova fase della stessa, che comincia ad assumere quei connotati tipici, che la contraddistingueranno per tutte le edizioni a seguire.
Viene introdotto il Processo di Gesù al cospetto di Ponzio Pilato seguito negli anni successivi dalla rievocazione del Processo di Gesù nel Sinedrio di fronte ai Gran Sacerdoti.
Nel 1977 la Manifestazione della Passione di Gesù, viene organizzata dalla Pro Loco per cedere il passo poi a partire dal 1978 e fino al 1995, al Gruppo Folk Sacro del “Venerdì Santo” anche con contaminazioni e contributi del Gruppo Religioso facente parte della Gioventù Francescana.
La nascita di questo nuovo soggetto culturale, ha avuto la finalità di creare i presupposti oggettivi affinché la manifestazione potesse nel corso degli anni avere una sua regolare cadenza, ma soprattutto per non disperdere quel patrimonio artistico-culturale che intanto si era cominciato a costruire.
In questi anni ci si preoccupa di arricchire il patrimonio della manifestazione, con attrezzi e costumi che hanno reso la manifestazione straordinaria nel corso degli anni; si rinnovano i costumi, quasi tutti di manifattura artigianale, investendo in questo progetto sarte locali.
Vengono nel contempo creati eccezionali scenari, anch’essi realizzati da maestri artigiani locali del ferro e del legno, in particolare la scenografia dell’ultima cena, quella del Sinedrio e del Pretorio Romano e naturalmente quella del luogo del Golgota, o Calvario.
Viene ricostruita interamente, seguendo per quanto possibile il modello originale, una biga romana, trainata da cavalli.
Insomma comincia a nascere un fervore straordinario intorno all’evento che trova ogni anno nuovi spunti di riflessioni e nuove idee progettuali, per renderlo di ampio respiro e soprattutto fruibile anche a visitatori che giungono da ogni dove, oltre che dalla Calabria.
Se volessimo individuare una cronologia storica nello svolgimento della manifestazione potremmo sintetizzarla nelle seguenti tappe:

Domenica delle Palme - Processione detta appunto delle Palme durante la quale Gesù e gli apostoli -impersonati quasi sempre da attori locali, ma di straordinaria bravura - viene accompagnato dalla folla ;
Giovedì Santo – Rievocazione storica dell’ultima cena; Gesù che lava i piedi agli apostoli , anche con la riproposizione di dialoghi fra gli stessi pesoronaggi;
Giovedì Santo – Rievocazione del Processo a Gesù all’interno del Sinedrio al cospetto dei Gran Sacerdoti;
Venerdì Santo – Rievocazione del Processo di Gesù innanzi a Pilato, arricchito dai dialoghi degli attori nei panni dei personaggi biblici, nel Pretorio, Via Crucis, e Crocefissone al Calvario.

Gli anni 90’ sono i più significativi di tutta la manifestazione poiché vengono rinnovati tutti i vestiti degli attori che interpretano il ruolo dei Romani (corazze, elmi, oltre alla realizzato di un monumentale Calvario a 7 croci, scenografia che viene riprodotto quasi in maniera originale a quello del Gesù di Nazareth del regista Franco Zeffirelli.
Viene ricostruita la città di Gerusalemme, fuori dalle mura, ma la cosa straordinaria è che vengono impiegati nell’allestimento scenico e recitativo più di 300 personaggi, tutti locali.
Purtroppo questo straordinario evento che ha accompagnato per molti anni la tradizione popolare e religiosa del nostro paese, segna una battuta d’arresto e si interrompe dal 1995 al 2008.
In questi ultimi anni la comunità di Terranova da Sibari registra una grande voglia di riprendere e recuperare questo grande evento, ma soprattutto avvertita in modo preponderante da parte dell’Associazione Folk-Sacra del Venerdì Santo insieme alle Parrocchie, per rendere un evento unico nel suo genere nuovamente fruibile ai suoi concittadini ed ai numerosi turisti che puntualmente ritornano a visitare l’antico borgo.
Anche per un dovere morale nei confronti di chi in tanti anni ci ha creduto, ma soprattutto per le tante volte che tale evento è stato persino ripreso dalla Rai e da altre emittenti locali, oltre che citata da vari organi di stampa e di cui esistono testimonianza agli atti facilmente reperibili, insieme ad un vastissimo patrimonio fotografico che è reperibile presso uno dei fondatori e ideatori della stessa manifestazione, Sig. Adelmo Manna.
L’Associazione culturale Gruppo Folk-Sacra del “Venerdì santo” nel 2004 si costituisce con regolare rogito e si dota degli organismi statutari previsti per legge, un segno ulteriore di questa voglia di rinascita di una manifestazione che nonostante gli anni, rimane pur sempre una delle migliori espressioni folk-sacre dell’intero territorio calabrese.