Albizzate è un Comune situato lungo la strada statale n.341 che collega Gallarate a Varese ed è separata dalla vicina Solbiate Arno dall’Autostrada dei Laghi, Milano - Gallarate - Varese. Il Paese, che sorge alla destra del torrente Arno, è sede di una stazione della storica linea ferroviaria Milano - Varese. Tra le tante versioni, il nome di Albizzate potrebbe derivare dal gentilizio “Albicium” cui sarebbe stato aggiunto il suffisso “-ate”, facendo riferimento alla potente GENS ALBUCIA, che qui vi avrebbe insediato un VICUS che prese il nome di VILLA ALBUCIATIS. Il fertile territorio posto nella valle dell’Arno è stato abitato fin dai tempi più antichi e ciò è testimoniato da ritrovamenti locali: il professor Bertolone negli anni trenta del secolo scorso, infatti, ha trovato vicino al torrente Arno un’ara votiva romana al dio Giove coniata dai Montunates, popolazione di origine celtica che occupò queste terre e databile intorno al 200 a. C. Le prime notizie storiche riguardanti Albizzate risalgono, però, al IX secolo con alcune cartule, inserite nel Codice Diplomatico Longobardo: nell’807 il conte Alpicario, aio della sorella di Carlo Magno, prende possesso di una “casa posta in loco Arbrigiade” e nell’ 842 il conte cederà i suoi beni, tra cui Arbrigiade al monastero di Sant’Ambrogio di Milano. Nel 1142 l’imperatore Corrado III cede le terre di Albizzate a Ottone Visconti. Dopo la guerra tra Torriani e Visconti e la successiva vittoria di quest’ultimi, Albizzate e tutto il Contado del Seprio vengono dati a Pietro Visconti. Con il dominio dei Signori di Milano, Albizzate si arrichisce di chiese e edifici. Nel 1693, alla morte dell’arcivescovo Federico Visconti, il feudo di Albizzate, ordinato nel XV secolo, era costituito dai territori di Albizzate, Gaggio, Castronno, Bodio, Besnate, Caidate, Casale, Inarzo, Sumirago, Caronno Ghiringhella, Travaglino e Tordera. Le famiglie, chiamate “fuochi”, erano 86, quattro erano le chiese; c’erano, inoltre sei cascine e cinque mulini. Alla fine del seicento, Albizzate passa sotto il controllo del Conte Senatore Filippo Archinto,
famoso per aver introdotto nel Paese la cultura del baco da seta. Per tutto il periodo del 1800 e fino ai primi decenni del 1900, l’attività principale degli Albizzatesi era l’agricoltura. Nel 1830 nacque un Consorzio privato per lo sfruttamento delle acque del torrente Arno in tutta la valle con sede proprio nel Paese; attraverso chiuse e canali venne regolato il flusso delle acque per l’agricoltura e l’allevamento del baco da seta, seconda attività economica dei contadini. La filatura della seta, ricavata dai bozzoli, si svolgeva presso la filanda, di proprietà della famiglia Bruni, un grande stanzone del Castello, dove lavoravano soprattutto donne e bambini. Dopo la seconda guerra mondiale, Albizzate fu centro operoso in pieno sviluppo. Le industrie richiamarono molti immigrati, specialmente dal meridione e il paese sentì il bisogno di servizi essenziali e di case. Furono ristrutturate le vecchie case rurali; furono costruiti nuovi alloggi popolari nella frazione Valdarno; sorsero nuove villette e il “Villaggio Campera”. Ora la crescita industriale e l’aumento della popolazione si sono arrestati.