Alto poco più di 1300 metri, il Monte Vulture, vulcano ormai spento, sovrasta l'omonima area, ai cui piedi sono sorti cinque comuni: Barile, Rionero in Vulture, Melfi, Rapolla ed Atella. Le pendici del Monte Vulture sono inconfondibili, perché interamente ricoperte da boschi. Essendo stato il Vulture un vulcano, l'area circostante è particolarmente fertile. Castagneti, uliveti e vigneti contraddistinguono questo scorcio di Lucania, impreziosito dalla selvaggia bellezza dei laghi di Monticchio, anche essi di origine vulcanica. Le testimonianze della storia sono innumerevoli. Una storia fatta di rapporti, a volte pacifici a volte bellicosi, tra popolazioni diverse, qui da sempre attirate per la felice posizione geografica. Vestigia daune, sannite, lucane testimoniano contatti con i coloni greci. Imponenti le testimonianze legate alle conquiste e al dominio romano, come quelle tutt'ora visibili a Venosa, città del poeta latino Quinto Orazio Flacco. Quelle del Vulture sono anche le terre in cui Federico II di Svevia ha lasciato importanti testimonianze, come i castelli di Melfi e Lagopesole. Ad Acerenza, inoltre, si trova la bellissima cattedrale: una delle più alte testimonianze dell'importazione degli stilemi romanici in Lucania, espressione di una presenza religiosa molto attiva. Consistenti pure le tracce della colonizzazione albanese di fine '400 e '500. I centri di Barile, Maschito, Ginestra furono ripopolati a ondate da profughi albanesi e greci che fuggirono dall'avanzata ottomana e portarono in Lucania tradizioni culturali e riti religiosi, ma anche il vitigno dell'Aglianico, che trovò nei terreni vulcanici le migliori condizioni di produzione.