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Come da antica istituzione (si svolge in questo modo dal 1970) la Passione vivente di Maenza è da annoverare tra le rappresentazioni sacre più belle, anzi la più bella, del Lazio dove la partecipazione popolare è tra le più sentite. Giovani, uomini, donne e bambini per un totale di circa 400 persone si trasformano nei giorni della Settimana Santa in altrettanti attori per interpretare i ruoli dei personaggi della Bibbia e del Vangelo: Gesù, Apostoli, Giuda, Caifa, Pilato, Erode, centurioni, soldati, tamburini, Maria, Veronica, Maddalena, le pie donne... riproponendo cosi dal vivo, il dramma storico svoltosi quasi duemila anni fa a Gerusalemme. Una piccola appendice preannuncia la rappresentazione del venerdi: si svolge la mattina della domenica delle Palme quando viene riproposto alle porte del paese l’ingresso di Gesù a cavallo di un’asina seguito dagli Apostoli e accolto trionfalmente da decine di maenzani in costume ebraico esultanti con le palme d’ulivo che vengono benedetti in piazza oltre all’incontro con il centurione romano è stato inserito il quadro del battesimo di Gesù in P.zza F.Lepri, Nel frattempo, ogni cosa è stata messa a punto per la grande rappresentazione della Passione, dalle scenografie a grandezza naturale alle luci,alla colonna sonora, ai costumi acquistati da fornitori di cinema, nel caso delle corazze, presi a nolo dai magazzini teatrali. Il piccolo centro acquista cosi la tonalità di una piccola Gerusalemme, con le varie scene distribuite nei luoghi più adatti a riproporle: dall’ultima cena e la cattura di Gesù nell’orto degli Ulivi che si svolge in piazzale S.Rocco a fianco del cimitero in una zona dove non difettano tali piante, al tribunale di Caifa ambientato nell’austera cornice del Castello, ai tribunali di Pilato che entra in biga ed Erode nella classica piazza F.Lepri, alla scena culminante della crocifissione sul colle che domina la stessa piazza, le scene sono preannunciate da un “Profeta” ed un “Evangelista” che leggono passi del Vangelo, circa 400 attori recitano tra la il pubblico dando allo stesso la sensazione di essere presente alla storia, come se la stessa si svolgesse in quel preciso istante senza momenti di pausa. Ogni particolare è curato all’eccesso. Cosi l’ultima cena si svolge intorno ad un’autentica tavola imbandita mentre la scena dell’impiccagione di Giuda fa quasi star male lo spettatore. L’“ASSOCIAZIONE SACRA RAPPRESENTAZIONE DEL VENERDI’ SANTO” è iscritta dal 2000 all’Europassione, con lo scopo di divulgare in Europa la stessa e soprattutto per organizzare scambi con altre realtà.

 

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ASSOCIAZIONE SACRA RAPPRESENTAZIONE DEL VENERDI’ SANTO DI MAENZA .LT. ITALIA


Sede: Via del Colle, 1 - 04010 MAENZA (Latina)

Tel. +39 0773 951017 - +39 0773 951310 - Fax +39 0773 951188
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IL TERRITORIO

 

Le sue origini sono medievali e come segnalato dagli storici la sua fondazione arroccata in collina la si deve alle lotte intestine dei Privernati (Priverno sulla piana a circa 12 Km ) ed alle scorrerie di Saraceni ed eserciti che percorrevano la valle dell’Amaseno. Maenza fu fortificata dai Conti di Ceccano, che per circa quattro secoli dal XI al XV sec. dominò quell’area dei monti Lepini. Essersi posti in conflitto con il Papa e le nobili famiglie romane degli Orsini e dei Colonna segnò il decadimento di questa famiglia di cui ci piace ricordare Raimondo, nipote di Giacomo primo, che volle farsi seppellire nella antica chiesa di S. Giacomo a Maenza. I Conti costruirono il castello, sul castrum Magentiae ed i Caetani vi apportarono delle modifiche. Trattasi di una possente opera in pietra locale, che più di una residenza famigliare è una fortezza a pianta quadrata con una bella scala ad elle ed una torre quadrata. All’ingresso del castello vi è la piazza d’armi che ne caratterizza ancor di più la funzione militare. Al secondo piano vi è la stanza ove soggiornò, ospite della nipote Francesca signora di Maenza, Tommaso d’Aquino, il quale compì qui il miracolo delle aringhe e passò gli ultimi suoi giorni di vita. Con il decadimento della famiglia Conti il feudo passò ai Caetani del ramo di Fondi antagonisti di quelli di Sermoneta . Questo antagonismo molto probabilmente li indebolì e ad approfittarne furono gli Aldobrandini che subentrarono alla fine del 1500. Tra gli ultimi proprietari del castello la famiglia Pecci a cui appartenne Papa Leone XIII che fece restaurare la chiesa di S. Maria Assunta. Il castello è stato di recente restaurato risultando originalmente integro nel disegno architettonico e tra i meglio conservati nel Lazio. Distanze: da Roma .Km 100,8 da Napoli .Km 175,5 Altezza sul livello del mare .m. 360 Territorio da m. 41 a m.1.265 abitanti 3100.

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LE TRADIZIONI

 

Strettamente collegate ad una cultura contadina che recava evidenti tracce di un paganesimo sempre riaffiorante, vanno lentamente estinguendosi. Tra le manifestazioni strettamente religiose ricordiamo il pellegrinaggio al Santuario di Vallepietra, le rogazioni di primavera (benedizione dei campi), le feste del patrono S.Eleuterio, di S.Antonio da Padova e di S.Rocco. In prossimità della Pasqua nelle case si usava lucidare gli utensili di rame con il limone e sabbia ed i mobili con olio ed aceto battuti; sempre per la Pasqua si preparavano le “caciottelle” (crostate di ricotta e uova) e le “pupe” (bamboline di pasta dolce), dal 1970 grazie alla ferrea volontà di P.Fastella si rappresenta la spettacolare e Hollywoodiana PASSIONE DI GESU’ Sacra Rappresentazione che dal 2000 è iscritta all’Europassione e rappresenta un evento da non mancare. Tra le usanze definitivamente scomparse quelle del “ciocco” e della “panarda”. Il “ciocco” era il pezzo di legno che il pretendente portava in casa della ragazza con cui chiedeva di potersi fidanzare; se il “ciocco” veniva messo nel camino il fidanzamento era accordato. La “panarda” era una zuppa di fave che, in occasione della morte di un fanciullo, veniva posta sull’uscio di casa in un recipiente di legno (“capistero”) e offerta ai bambini poveri. Per il carnevale si costruiva un pupazzo, la cui pancia era costituita da una damigiana; i “compari” del pupazzo giravano di casa in casa chiedendo in offerta del vino e quando la damigiana era piena portavano il fantoccio in piazza per festeggiare con abbondanti libagioni la fine del carnevale; alla fine il pupazzo veniva bruciato tra l’allegria (.e l’ebbrezza) generale, tradizione dal 1970 è anche il FESTIVAL CANORO DEI BAMBINI ideato sempre da P.Fastella. Ogni anno poi in paese passava “l’annesaro” che veniva a barattare i semi di anice, necessari per aromatizzare le tradizionali ciambelle, con olio o con olive affumicate sotto la cappa del camino, come affumicate sono le “coppiette” di carne di cavallo che servivano, perché molto piccanti, per la “passatella”. Momenti di incontro e di grande animazione, infine, il PRESEPE VIVENTE oltre a quelli dentro le cantine del centro storico in occasione del Natale dove assaggiare le originalissime “CRESPELLE” (dolce a treccia con uva passa ) dolce che affonda le sue radici nel 700, di origine nobile pari al panettone ed altre prelibatezze natalizie, la SAGRA DELLE CILIEGIE la prima domenica di giugno, DE GUSTIBUS in estate, le fiere di merci e bestiame dell’Annunziata (25 aprile) e delle “Fischie”(22 settembre), e AUTUNNANDO a fine settembre .

 

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