La Comunità di Serravalle di Carda aveva tutta una serie di tradizioni legate agli eventi stagionali e, soprattutto, alle forme di religiosità sorte e consolidatesi nei secoli. Con la fine della società agro-silvo-pastorale alcune di queste tradizioni sono andate a finire mentre le poche, ma significative rimaste sono ancora molto partecipate.
Luminamarzo
La bella iniziativa è organizzata in occasione della festa di S. Giuseppe, che cade il 19 marzo, e consiste nell’accensione di un grande falò in cui vengono distribuiti dolci e bevande, in modo particolare il tipico dolce di S. Giuseppe. Di fuochi oggi se ne fa uno solo, ma nel passato erano due, cioè a Serravalle alta e a Chi Pazzaglia, quale espressione di un'antica rivalità fra i due borghi, che si estendeva anche alle pratiche attinenti le forme popolari della religiosità. Oltre agli spari di gioia di qualche cacciatore, il finale era sempre il salto del fuoco da parte dei più coraggiosi. Naturalmente i fuochi venivano accesi anche negli altri borghi e così la valle del Fiumicello era tutta illuminata con l'emozione dei partecipanti e l'orgoglio per aver fatto il fuoco più grande.
Festa della Madonna del 24 settembre
La chiesa parrocchiale di Serravalle è dedicata a S. Maria Assunta, la cui festa cade, come è noto, il 15 agosto. Essa è festeggiata anche a Serravalle, ma in tono minore rispetto alla festa del 24 settembre. In tale data si ripeteva ogni anno un episodio che coinvolgeva a pieno tutta la comunità: parecchi uomini, soprattutto giovani, partivano per andare in Maremma, la maggior parte nella Maremma toscana, per i lunghi mesi dei lavori stagionali. Venivano impiegati nel taglio degli alberi, nel taglio delle traverse, per fare il carbone o per l'allevamento del bestiame. Di solito affrontavano il viaggio a piedi con il sacco sulle spalle contenente la poca roba loro necessaria ed impiegavano diversi giorni prima di arrivare alla meta. Gli operai di solito rientravano a Serravalle per Pasqua mentre quelli dell'agricoltura aspettavano la mietitura e, talvolta, anche la trebbiatura. Il 24 settembre si svolgeva la funzione religiosa con tanto di processione con le confraternite in testa e poi, con la benedizione della Vergine del Perpetuo Soccorso, partivano per la Maremma.Si trattava insomma di una specie di addio corale che la comunità di Serravalle organizzava per la partenza dei suoi figli, di una richiesta collettiva di protezione da parte della Madre di tutti, di uno struggente augurio di buon viaggio, di una specie di affidamento nelle mani di chi dall'alto vede e provvede. Questa festa religiosa, così drammaticamente sentita, partecipata e vissuta, è rimasta nella tradizione di Serravalle - anche se ormai nessuno parte più da oltre 50 anni per la Maremma - e così ogni anno il 24 settembre si ripete il rito dell'addio anche se lo scopo iniziale di tale festività religiosa locale, nelle coscienze dei giovani e giovanissimi, si è per forza perduto e resta solo nella memoria degli anziani. Insomma tale festività religiosa rappresenta la più importante manifestazione della comunità che, a richiesta, termina con una cena collettiva nel salone dell'ex-asilo, organizzata dai volontari della Pro-loco, per rafforzare la coesione sociale anche attraverso un gradito momento conviviale.
Nel passato possiamo ricordare altre festività, come quella del 6 gennaio ("la Paquella") o come quella del 17 gennaio per la festa di S. Antonio, con la benedizione del fieno e del grano e la richiesta di buoni raccolti e salute per gli animali, amici di fatiche degli agricoltori. Fuochi venivano accesi anche per la festa della Madonna di Loreto, mentre a Pasqua ai bambini si donavano le "canestrelle" che contenevano un uovo benedetto. Di altre ancora potremmo parlare legate al fidanzamento, al matrimonio, alla transumanza, ma esse sono ormai finite tutte nel libro dei ricordi della Comunità di Serravalle di Carda.