ERTO E CASSO

La Sacra Rappresentazione di Erto ebbe origine intorno alla seconda metà del 1600, per sciogliere un voto della popolazione al fine di allontanare il divampare della peste. La rappresentazione rimase pressoché invariata sino agli inizi del ventesimo secolo. Nata modestamente, con personaggi limitati, come Pilato, Caifa, Giuda, qualche pretoriano e, naturalmente, Gesù, si giovava di costumi improvvisati ed elementari, trovati nelle vecchie cassapanche di famiglia. I tamburi venivano preparati sul posto con pelli di capra e bardati con nastri e frange, mentre le armi consistevano unicamente in lunghe e strane lance, rimanendo esclusivo patrimonio degli ertani. Solo dopo la fine del primo conflitto mondiale la manifestazione cominciò a destare interesse anche nelle località limitrofe ed oggi riesce ad attrarre pellegrini da tutto il Triveneto. Per quanto riguarda i testi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non esiste una tradizione locale di testi scritti o in ertano o in italiano, per cui già nel 1946 venne aggiunto il dialogo, ricavato dalla Liturgia e ridotto alle battute essenziali, poiché non è accompagnato da canto alcuno o brani musicali e l’effetto vuole essere semplicemente scenico o spettacolare, senza entrare in dettagli artistici, letterari o musicali. In origine la processione usciva dalla Chiesa preceduta dall’uomo più vecchio del paese, che portava un’asta con sopra un gallo di legno (simbolo del tradimento di Pietro); lo seguiva un uomo avvolto in un manto bianco, scalzo e col cappuccio che reggeva il Crocifisso del Brustolon, poi ancora altre persone scalze e vestite di bianco. Veniva quindi il clero e Gesù che reggeva la pesante Croce, scortato dai soldati romani; infine i tamburini e il popolo ertano. Attualmente, invece, annunciata già dai giorni precedenti dal rullo dei tamburi dei “Tamburins”, la Passione viene preceduta nel pomeriggio dalla processione sacra, dove il più anziano del paese reggendo un’asta sormontata da un gallo di legno precede una persona, scalza e vestita di bianco, incappucciata tanto da nascondergli il volto, che sorregge il crocefisso del Brustolon, questa persona a sua volta è sorretta da altre due persone che camminano scalze. In uno spiazzo sopra un colle, in prossimità dell’abitato, avviene la crocifissione: Cristo è messo in Croce e questa viene innalzata, mentre Longino colpisce con una spada il costato che sprizza sangue: è la scena finale della Sacra Rappresentazione e tutti gli astanti si soffermano un attimo commossi e riverenti di fronte alla rievocazione piena di toni drammatici per la sua veridicità.


Erto è un piccolo paese di montagna che si trova nella valle del Vajont nell’alta Valcellina in provincia di Pordenone, limitrofo alla provincia di Belluno. Erto è situato a circa 750 mt. sul livello del mare e la popolazione è prevalentemente concentrata nel nuovo centro abitato di Stortàn a 830. Nel 1955, quando sul suo territorio si stava costruendo la diga a doppia curvatura più alta del mondo sbarrando il torrente Vajont, Erto con la frazione Casso contava 2.100 abitanti che con il passare degli anni sono diminuiti a 1.600. Oggi la popolazione locale è impegnata prevalentemente nell’edilizia e nelle occhialerie o nelle altre industrie che si trovano nella vicina Longarone. Sul territorio l’unica industria presente fino una ventina di anni fa era un’impresa dedita all’estrazione di un marmo detto “ramello rosso e ramello bruno”. E’ il 9 Ottobre 1963 la data che purtroppo segna la storia di questo paese. Un’immane ondata, provocata dalla frana del monte Toc che precipita nel sottostante lago artificiale, distrugge molte borgate, provoca oltre 200 morti (ed oltre 1700 a Longarone, Castello Lavazzo ed altri centri in provincia di Belluno). Fanno corona ad Erto le cime Borgà (Boscè), Buscada, Duranno (Duran), Porgèit, Cornetto (Cornet) Cèrten (Thertèn), Col Nudo (Col Briè) e il Monte Toc ricche di fauna anche rara, come il gallo forcello, il cedrone, il tasso, il camoscio, il capriolo, la marmotta, l’aquila, il cervo e anche qualche esemplare di stambecco e, sul lago rimasto, l’airone cenerino. Qui ci sono i più bei fiori delle nostre Alpi, dalla stella alpina al rododendro, dal giglio martagone alla nigritella. Il territorio si presta a delle originali e interessanti escursioni di tipo naturalistico, oggi molto apprezzate dagli appassionati.


Nel corso degli anni si sono consolidate alcune tradizioni locali quali, il falò de “La Vecia” (Befana) e il “Tirè al scopeton”, un’antica tradizione che a Erto fa terminare il carnevale il giorno delle Ceneri, trascinando lo “scopeton” (aringa) per il paese, da parte di alcuni volontari di ogni età, i quali trovano chi offre loro da mangiare e da bere per esorcizzare il magro vivere quotidiano di una volta, rappresentato appunto dallo “Scopeton”! Il pesce viene legato sopra un vecchio badile e trascinato per le strade come se si trattasse di qualcosa di molto pesante (metafora dell’abbondanza). Per trascinare tale abbondanza, il badile con sopra la piccola aringa, viene legato da catene e grosse corde mimando una grande fatica. La farsa popolare parte dal centro di Erto, percorrendo le strette vie del paese tra le case ultracentenarie. Particolarmente sentita la Festa del Santo Patrono, locale, San Bartolomeo, celebrata il 24 agosto. La tradizione popolare, maggiormente, radicata resta, ovviamente, la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo.

SACRA RAPPRESENTAZIONE DEL VENERDÌ SANTO DI ERTO E CASSO

Via Pascoli, 31 – 33080 ERTO e CASSO (Pordenone)
Tel. 0427 879126 – Cell. +39 333 1874663