SAN MARCO IN LAMIS

Nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, in provincia di Foggia, sorge San Marco in Lamis, città situata lungo il percorso dei pellegrini denominato “Via Sacra Longobardorum” che, passando da San Severo, giunge fino a Monte Sant’Angelo. La cittadina è adagiata in una valle tra due conventi: S. Maria di Stignano e San Matteo, entrambi molto rilevanti dal punto di vista storico e architettonico.

Inoltre nei dintorni si possono visitare il bosco della Difesa, che in primavera offre paesaggi naturali incantevoli, la Dolina Pozzatina e l’imponente parco dei Dinosauri; un territorio con un notevole patrimonio culturale-turistico-religioso a pochissimi chilometri da San Giovanni Rotondo.

In questa cittadina garganica da circa quattro secoli, ogni anno la sera del venerdì Santo, si svolge uno dei riti religiosi più suggestivi e toccanti dell’intero panorama pugliese, la processione della Madonna Addolorata accompagnata dalle fracchie, rito riconosciuto già come Meraviglia Italiana.

Nella valle il culto verso la Madonna Addolorata nasce tra il Cinquecento ed il Seicento, ma è solo agli albori del Settecento che troverà piena affermazione  grazie all’opera del Can. Don Costantino Iannacone; a quest’ultimo si deve l’iniziativa di dedicare l’antico lazzaretto dei Santi Vito e Rocco alla Vergine Addoloratanel 1717.

La nuova chiesa nata in seguito alle “visioni” della Madonna dei Sette Dolori,che ebbe don Costantino,  diverrà nel tempo il fulcro della vita religiosa e civile dell’intera collettività sammarchese.


Al di là delle motivazioni religiose, la nascita della processione della Madonna accompagnata dalle fracchie è connessa anche ad esigenze contingenti.

Infatti la chiesa della Vergine Addolorata in quegli anni si trovava fuori le mura della città e la strada non era illuminata; quindi, affinché si potesse svolgere la processione serale, i devoti iniziarono ad utilizzare le fracchie, che all’epoca erano delle semplici torce coniche di legna portate a mano o a spalla.

L’origine delle fracchie è molto antica e il primo impiego documentato nelle processioni dell’Addolorata risale al 1824, anno in cui il Vescovo di Manfredonia concedeva alle Confraternite di  officiare  il  giovedì  Santo  e  quindi  di svolgere  la  processione con le fracchie.

Successivamente nel 1873,  il Vescovo di  Foggia riconosceva  alla sola Arciconfraternita  dei Sette Dolori la possibilità  di svolgere la processione della Madonna Addolorata con le fracchie.

Una data fondamentale è il 1925, quando una nobil donna del paese, Michelina Gravina, fece costruire dai suoi garzoni, in segno di grande devozione, una maestosa fracchia, che per la sua mole non poteva essere portata a mano o a spalla e quindi venne montata su delle ruote di carro.

Ci furono proteste da parte delle confraternite,  ma l’autorità comunale autorizzò a trasportare la fracchia durante la processione. Da quell’anno si iniziò a realizzare fracchie su ruote.

Successivamente nel 1954 la messa rievocante l’Ultima Cena venne spostata al tardo pomeriggio del giovedì Santo e per evitare sovrapposizioni la processione con le fracchie venne rimandata al venerdì Santo sera. A partire dai primissimi anni ’60 le fracchie iniziarono ad assumere dimensioni gigantesche, sfociando in gare di orgoglio e bravura. Le fracchie più grandi erano solitamente quelle degli imprenditori di legna, di carbone e calce, che raggiungevano il peso di 100 quintali e un diametro di circa 250/280 cm.

Nel 1961 la pro loco inizia a regolamentare la costruzione delle fracchie, perché ormai divenute troppo grandi e pericolose ed in seguito, negli anni 80, per garantire la sicurezza si impongono limiti rigidissimi  sulle loro dimensioni. Oggi le fracchie si presentano come torce di varie dimensioni, le più grandi sfiorano anche i 12/13 metri di lunghezza, con una bocca dal diametro di 2 metri.

Queste sono costituite da un tronco tagliato longitudinalmente e riempito di rami, sterpi, schegge di legno e frasche fino a realizzare un falò di forma conica appoggiato su appositi carrelli in ferro.


Per promuovere, conservare e perpetuare nel tempo la più bella e antica tradizione del paese, nel 2016 è stata costituita un’associazione socio culturale denominata “LE  FRACCHIE di SAN MARCO IN LAMIS”, che oltre a proteggere gli elementi e le espressioni del patrimonio immateriale relativo a tutto l’insieme delle tradizioni culturali e folkloristiche della settimana Santa di San Marco in Lamis, promuove progetti che accompagnano gradualmente gli alunni sammarchesi di ogni ordine e grado allo studio e alla ricerca delle motivazioni storiche, religiose, culturali e ambientali che ne hanno dato origine proprio per tramandarli alle futuri generazioni.

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