BITONTO

LA PROCESSIONE DEI MISTERI

La processione dei Misteri si svolge ogni anno, dal 1714, all’alba del Venerdì Santo muovendo dalla chiesa di San Domenico, sede dell’Arciconfraternita del SS. Rosario. Momento culminante della religiosità popolare e della liturgia confraternale, la processione è espressione privilegiata dell’identità religiosa del sodalizio e dell’intera cittadinanza; lascia cogliere forti reminiscenze della tradizione delle sacre rappresentazioni di età medievale che, alcuni secoli prima, avevano eletto le piazze, le strade e gli slarghi cittadini per rivivere il mistero della Passione attraverso la drammatizzazione della Via Crucis. E proprio ai misteri dolorosi della Via Crucis si ispirano le 8 statue della processione raffiguranti la meditazione nell’orto degli ulivi, la flagellazione, l’incoronazione di spine, il cammino della croce, la crocifissione, l’incontro sul Calvario, la deposizione di Gesù Cristo e il dolore di Maria. Il ritmo cadenzato del tamburo e le struggenti lamentazioni funebri intonate dalla tromba e dall’ottavino della Bassa Musica aprono il corteo processionale. Seguono il labaro dell’Arciconfraternita, nero in segno di lutto, e le 4 immagini lignee seicentesche dei Misteri Dolorosi, che rappresentano il nucleo originario della processione: Gesù nell’Orto degli Ulivi, Gesù flagellato alla colonna, l’Ecce Homo, Gesù carico della croce. Il ciclo dei Misteri Dolorosi è completato dal suggestivo trittico composto dalle immagini di Gesù Crocifisso, della Vergine Addolorata e di S. Giovanni, che riproduce il patetico Incontro sul monte Calvario. Segue poi il gruppo scultoreo ottocentesco della Deposizione, opera di Giuseppe Volpe, scortato dai confratelli della Misericordia. I confratelli e le consorelle del sodalizio rosariano fanno corona all’immagine del Cristo deposto nella culla in legno dorato realizzata nel 1896 e, infine, al simulacro della Addolorata(immagine lignea a manichino vestito della prima metà del XVIII secolo) circondata da 110 candele poste in duplice fila intorno alla base, riprendendo la tradizione delle Dolorose spagnole. Le commoventi note delle marce funebri composte da musicisti bitontini, come Michele Carelli, Biagio Abbate, Pasquale La Rotella, scandiscono il passo lento dei portatori (vestiti con il tipico “stifelio“, un frac lungo nero della tradizione inglese), che sembrano quasi “cullare” le immagini per le vie del centro storico e del borgo ottocentesco. Le immagini sostano dinanzi a Palazzo Gentile, sede municipale, per il pio esercizio della Via Crucis: in tanti, cittadini e turisti, si assiepano ogni anno lungo corso Vittorio Emanuele per partecipare al rito in un clima di assoluta preghiera; al termine, la processione riprende per fare rientro nella chiesa di San Domenico alle ore 13.00 circa. Questo tradizionale appuntamento con la devozione e la fede, che costituisce un ricco patrimonio di storia, arte e cultura per l’intera città, continua ancora oggi ad incantare ed emozionare per rievocare ogni anno, con rinnovata partecipazione, il mistero della Passione.


L’ARCICONFRATERNITA DEL SS. ROSARIO

L’Arciconfraternita del SS. Rosario di Bitonto ha lo scopo di promuovere tra i soci una vita esemplarmente cristiana con l’ascolto della parola di Dio, la partecipazione ai diversi misteri, e l’inserimento attivo nella vita della Chiesa locale. Notizie di un’associazione di laici, devoti del SS. Rosario, ed operante presso la chiesa conventuale di San Domenico, si hanno già nel 1559; il sodalizio venne però canonicamente eretto il 13 novembre 1629, grazie a un accordo con i PP. Domenicani guidati dal priore Pietro Martino Giannone, fu approvato dall’ordine domenicano nel 1646 e ottenne il regio assenso il 31 agosto 1776 dal re Ferdinando IV di Borbone.  Dal 1° gennaio 1977, su richiesta della Curia diocesana, l’Arciconfraternita ha assorbito la disciolta Opera Pia S. Rocco assumendo in proprio vari impegni, tra cui il mantenimento del culto interno di S. Rocco (16 agosto). Oggi il sodalizio, che conta circa 700 iscritti, continua a promuovere il culto e la devozione alla Beata Vergine Maria del Rosario nel mese di ottobre con la processione solenne, in cui sfilano le immagini di San Vincenzo Ferrer, di San Domenico di Guzman e della Regina della Vittorie. L’abito confraternale consiste in camice bianco, cingolo, mozzetta color beige chiaro sulla quale campeggia il trigramma SSR (Santissimo Rosario). Nel periodo quaresimale il sodalizio mette in scena il dramma della Passione attraverso la processione dei Misteri, o “Festa del dolore”, culmine di un cammino di preparazione spirituale che inizia già dal Mercoledì delle Ceneri. Ogni Domenica di Quaresima l’Arciconfraternita anima la Solenne Via Crucisnella chiesa di San Domenico: commoventi e struggenti melodie si alternano alle preghiere e meditazioni, alle invocazioni dialogate tra il celebrante e i fedeli, mentre un’atmosfera di penombra immerge tutti nel dramma della Croce, grazie anche all’ausilio di 14 diapositive proiettate su un maxischermo. La suggestiva ritualità quaresimale trova però il suo culmine nella Settimana Santa. Momento culminante della liturgia della Passione è l’allestimento del cosiddetto “Sepolcro” che, offerto alla venerazione dei fedeli nella sera del giovedì santo, si ispirava, nel passato, alle imponenti e sontuose “macchine seicentesche”. La suggestiva scenografia coniuga alla preziosità dei parati, intessuti in velluto e damascati di color nero, viola e rosso, il pregio artistico delle otto immagini sacre che inscenano i misteri del dolore. Alla fioca luce delle candele e dei ceri votivi si stagliano nel presbiterio, appositamente trasformato in palcoscenico liturgico, le statue dei Misteri, della Pietà, del Cristo deposto e dell’Addolorata, che di lì a poco saranno portate in processione.


Arciconfraternita del SS. Rosario
c/o Chiesa San Domenico – Parrocchia San Giovanni Evangelista
Via Francesco Ambrosi, 16
70032 BITONTO (BA)

www.madonnadelrosariobitonto.com– arciconfraternita.bitonto@gmail.com
canale Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCEOT3WJgn2LtPeDdbUqrHbg
pagina Facebook: Arciconfraternita SS. Rosario – Bitonto


BITONTO E IL SUO TERRITORIO: STORIA, ARTE, FUTURO DI UNA COMUNITÀ

Bitonto è terra dove gli ulivi corrono verso il mare e all’interno ci si apparenta ai territori brulli di una Murgia silenziosa. Città storica, importante, attraversa tutte le fasi classiche di importazione e assimilazione dell’Italia meridionale.
Città preminente già con la Peucezia, quando la Puglia, nel periodo antecedente alla conquista da parte dei Romani, era divisa in Daunia al nord, appunto Peucezia al centro e Messapia nell’area meridionale.
I secoli scorrono e Bitonto è vasta nel suoterritorio, tanto da parlare nelle fonti di originari “popoli bitontini”. Si tratta di popolazioni per lo più rurali, legate alla vita dei campi e ai riti della civiltà agricola. Queste realtà hanno lasciato le loro testimonianze, eredità oggi evidenziabili, ad esempio, nei casali rurali, in ciò che ancora resta in piedi di questi agglomerati.
Ciò che davvero caratterizza la Bitonto della vecchia area urbana è indubbiamente la cattedrale romanica che insiste in un centro storico negli ultimi anni ricollocato nella sua luce autentica e ridonato ai cittadini come spazio da vivere compiutamente e con passione civica.
Vero splendore, grazie alle sue preziose testimonianze storico-artistiche; riconosciuto come il più completo dello stile romanico-pugliese, la cattedrale bitontina di Santa Maria Assunta e San Valentino è il tempio rappresentativo, anche laicamente, di Bitonto.
Tornando alle origini, il centro è sorto, come la più ordinaria delle società fluviali, nelle immediatezze di un corso d’acqua, il cui solco, a regime torrentizio, è la lama Balice.
Parliamo del fiume Tiflis, bacino idrografico oggi perso nella sua interezza ma che talvolta, con le piogge, ritrova il suo scenario con le acque che scendono verso Bitonto, attraversandola sotto i ponti ottocenteschi.
Identificativo dell’intera comunità è l’olio, ancora oggi la più importante risorsa economica di Bitonto. Questa relazione non esclusiva ha a Bitonto una sua specificità storica attestata dall’ulivo che campeggia nel suo stemma, già presente nelle monete del III secolo a.C. Gli ulivi, in più, dominano tutto lo spazio d’insieme della città. La città, recita il motto araldico, si affida all’ulivo come emblema di pace e simbolo di apertura e accoglienza.
Un ulivo dalle grandi proporzioni, maestoso, il cui olio possiede eccezionali qualità organolettiche, è il cultivar “Cima di Bitonto”, varietà che da qui arriva a lambire zona nord-orientale della Basilicata.
Bitonto commerciava il prodotto della sua oliva, detta “ogliarola”, già dal XIII secolo, soprattutto con Venezia. Questa centralità produttiva e commerciale la mette al centro di una piccola rivoluzione industriale. È da Bitonto che il francese Pierre Ravanas avvia l’utilizzo della pressa idraulica nel XIX secolo. La storia di questo francese trapiantato in Puglia è ricca di aspetti controversi, battaglie commerciali, rovesci finanziari. Ravanas ha un trappeto in pieno centro. La sua innovazione consiste nell’introduzione della mola a doppia macina e della pressa idraulica, modalità che andarono anche a velocizzare i tempi di una cultura fino ad allora ancora arcaica e legata alla promiscuità uomo-animale. Bitonto ha storie da raccontare di questo formidabile periodo, così come dell’industria più antica e certamente del futuro di questo prodotto sempre più centrale nell’economia mediterranea.
Il Centro Antico di Bitonto, fra i più grandi in Puglia, è un insieme di scrigni artistici, tra cui sicuramente centrale è il ruolo della Galleria Nazionale “Girolamo e Rosaria Devanna” (unica in Puglia e seconda al Sud dopo Napoli), ospitata a palazzo Sylos-Calò.
Accanto al Centro Antico si allunga la “lama Balice” a raccontare una relazione città-campagna, spesso contradditoria ma ancora in evoluzione.
Una cultura rurale che poi è una anche religiosa. Da qui il culto dei santi Medici Cosma e Damiano, venerati in tutto il Sud. Un’attesa popolare che si concretizza, ad ottobre, in una processione di religiosità spontanea e molto sentita.
È la famosa “Intorciata”, marcia in preghiera con giganteschi ceri simbolici, contraddistinta da massiccia partecipazione, con numeri che talvolta contano anche centomila presenze.
Un appuntamento annuale per la fede popolare di tutta l’Italia del Sud.
A Bitonto, in nome dei fratelli martiri del III secolo, anche un grande santuario, Basilica pontificia, sede di una Fondazione attiva nel sociale, il cui impegno ha permesso alla città il raggiungimento di particolari vocazioni e risultati sul piano della vicinanza agli emarginati, ai malati, ai cosiddetti “ultimi” della società (si pensi alla casa alloggio per malati di Aids e all’Hospice di cure palliative).
Tornando alla città, importante monumento è il Torrione Angioino, elemento di potenza e anche apertura, grazie all’adiacente Porta Baresana, a guardia della via per Bari e Santo Spirito, per secoli la marina di Bitonto. La porta apre ovviamente anche alla città antica, con l’immediato panorama di piazza Cavour, ricca di chiese e edifici storici.
Il Torrione è l’unico superstite delle quasi 30 torri che delimitavano l’urbe, probabilmente la più grande. Fu anche prigione e poi strategicamente rilevante sia nel ‘500 sia nel ‘700, durante la battaglia di Bitonto del 1734, episodio che ha segnato la nascita del Regno Borbonico e l’indipendenza del Sud rispetto all’epoca dei vicereami.
Le pietre di Bitonto, poi, narrano una bellezza ormai sempre più conosciuta e frequentata. Una bellezza che trova compimento nella piazza della Cattedrale romanica.
Ma questa è anche terra di Murgia. Qui si respira il silenzio, si vive un nutrito abbandono (accompagnato cioè dai tratti della civiltà contadina), si rallentano le fughe e s’inseguono sguardi rilassati.
Al centro della storia della città c’è tutto questo. Una bellezza che ha scelto un territorio votato alla cura e alla custodia dei campi. Una bellezza poi compiutamente artistica che fa emergere Bitonto come una delle realtà pugliesi e meridionali più interessanti quanto ad arte e presenza di tesori culturali.