La passione dei sassi

Primo Sasso  

In piazza del Sedile, punto di ritrovo e partenza della Passione. Matera, l’angelo guida, accoglie e ordina i partecipanti. Musica passionistica di fondo. 

MATERA – Donne e uomini. Buonasera. Mi chiamo (dice il suo nome). Sarò la vostra guida nel cammino che faremo vivendo all’interno la rappresentazione della Passione allestita da Europassion. Europassion è l’associazione europea che riunisce più di 90 associazioni di 15 paesi europei che hanno come fine la rappresentazione della Passione di Cristo. 

Matera è stata più volte utilizzata come locationideale per film biblici e segnatamente per The Passion of Christ(2004) di Mel Gibson e il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini.  Europassion propone questa rappresentazione della Passione dal vivo per le strade e nei luoghi più significativi di Matera perché sarebbe bello identificare Matera come città della Passione. I Sassi di Materasono stati uno scandalo per l’Italia. Nei Sassi molte persone per molto tempo hanno vissuto nella miseria estrema. Per togliere questa vergogna Matera venne svuotata. Divenne una città morta. Oggi i Sassi sono uno splendore. Meta estasiata di folle di turisti e appassionati di tutto il mondo. La vita dolorosa, la morte e la resurrezione dei Sassi di Matera sono il filo rosso, la materia, lo spazio simbolico che ispira questa sacra rappresentazione della Passione di Cristo che si intitola La Passione dei Sassi. Sette sassi saranno le sette tappe del nostro cammino dentro la storia delle violenze, sofferenze e morte dell’Uomo alla ricerca delle pietre che invece di lapidare riscattano e fanno risorgere ogni uomo, ogni città, ogni comunità.  

(mentre la guida dice questo il gruppo arriva nello spiazzo dove è rappresentata l’Ultima Cena, Gesù spezza il pane distribuisce, lo stesso fa con il calice e solo quando il pezzo di pane e il calice arrivano Giuda lui non mangia e non beve, si alza e fugge dal cenacolo)

MATER A – La sera del giovedì prima di Pasqua Gesù organizzò una cena per i suoi amici più stretti. Solo lui sapeva che sarebbe stata l’ultima. Comunicò il suo testamento: “Amatevi gli uni gli altri. Siate uniti”. Sapeva che i mali del mondo vengono dalla divisione, dal continuo farsi del male gli uni contro gli altri”. Prese il pane lo spezzò e lo distribuì a tutti, e lo stesse fece col vino. Disse: “Fate questo!”. Cioè condividete. Amatevi. Bè, dai, tutti sappiamo quali sono i momenti più belli della nostra vita. Quando ci troviamo tutti insieme, felici perché amici ad un pranzo, un banchetto. Tutti quanti sogniamo un mondo conviviale, senza guerre, inimicizie, invidie, odio, rivalità, gelosie.

Perché non è possibile una coppia, una famiglia, una comunità, una città, un mondo così?

Un amico quella sera si allontanò improvvisamente dal convito, si divise e si separò dal suo maestro e dai suoi amici: Giuda Iscariota. Perché? Cosa aveva in mente di fare?

MaterA egruppo arrivano al luogo dell’agonia e della cattura di Gesù i partecipanti vedono svolgersi la vicenda percependo solo alcune delle parole che gli attori dicono. Gesù che prega e per tre volte invita alla veglia i discepoli. L’angelo che gli porta il calice amaro. Gesù che sveglia i discepoli. L’arrivo di Giuda con le guardie. Il bacio. Il parapiglia che segue. Pietro che mozza l’orecchio. Gesù che lo ferma e risana l’orecchio. La fuga degli apostoli. Gesù che viene trascinato alla casa di Anna.

MATER A – Quella notte, finita la cena, Gesù e i suoi discepoli si erano recati all’orto degli ulivi, nel podere del Getsemani. I discepoli muoiono dal sonno. Gesù è invaso da una profonda angoscia e tristezza. Sa che è giunta la sua ora. Sa che deve morire. Sa che verranno a prenderlo per ucciderlo. Come tutti noi ha paura. Paura della morte. Paura della fine. Cerca conforto e aiuto dai discepoli che più ama: Pietro, Giovanni, Giacomo. Per tre volte chiede di vegliare con lui. Vorrebbero ma non ce la fanno. Appare un angelo a consolarlo. Una breve luce. Che gli fa bere il calice amaro. Accettare la cosa più scandalosa per l’uomo. Scandalo vuol dire pietra di inciampo. Il primo scandalo è la pietra su cui agonizza Gesù nell’orto. Èla pietra-scandalo della propria morte. 

Gliela serve con un gesto di affetto, un bacio, un abbraccio, uno dei suoi seguaci. Giuda. Èlui che guida la masnada di guardie e servi dei Sommi Sacerdoti venuti con spade e bastoni per catturarlo. 

Per il trambusto i discepoli si svegliano, tentano di difendere il loro Maestro. Pietro mozza l’orecchio a un servo. Sta per scatenarsi una rissa. Ma Gesù ferma tutti. La spada non risolve i problemi. Violenza genera violenza. Sangue vuole sangue. I mali, le morti, le sofferenze così crescono senza fine. 

Gesù si consegna inerme. I discepoli fuggono. Gesù viene trascinato via nel cuore della notte. Solo in una folla di nemici. Solo in mezzo ad una folla che lo odia, lo insulta, lo vuole far soffrire il più atrocemente che può e far morire con la morte più crudele, infame e dolorosa.

Secondo Sasso

Nel sagrato della chiesa di S: Pietro in Matera meglio. Anche qui i partecipanti assistono alle due situazioni contemporaneamente, ma prima si dà attenzione al rinnegamento di Pietro, poi alla condanna del Sinedrio.

MATER A – Le guardie del Sinedrio hanno portato Gesù a casa del sommo sacerdote Anna.I capi del popolo interrogano a lungo Gesù per trovare un capo d’accusa, una qualsiasi violazione alla legge degli ebrei. Nel cortile sono entrati di nascosto anche Pietro e Giovanni che conosce la portinaia. La portinaia chiede a Pietro se anche lui  è un discepolo di Gesù, ma lui nega. Pietro si mette accanto al fuoco per scaldarsi. La serva per niente convinta ritorna da lui. Gli chiede una seconda volta se è un discepolo del Nazzareno  Anche questa volta Pietro nega. Ma il suo forte accento di galileo lo tradisce. Tutti quelli che stanno attorno al fuoco gli si stringono attorno. Quello che era stato colpito nell’orto proprio da Pietro lo riconosce, ma Pietro giura e spergiura che non conosce quel Nazzareno. Si sente il canto di un gallo. Pietro subito si ricorda quello che gli aveva detto il Signore poche ore prima: “Prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte”. Fugge fuori e piange.

CAIFA – Hai udito, Nazzareno, quello che hanno detto i due testimoni? Ovvero che tu hai detto che puoi distruggere il nostro santo tempio e puoi riedificarlo in tre giorni. Come ti difendi da queste accuse? (Gesù tace). Non hai nulla da dire? Che rispondi? (Gesù tace, Caifa si spazientisce). Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu sei il Messia il Figlio di Dio!

GESU’ – Tu l’hai detto. Vi dico anzi che presto vedrete il figlio dell’uomo seduto alla destra dell’Onnipotente venire sulle nubi del cielo!

CAIFA – Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia. Che ve ne pare?

SINEDRIO – È reo di morte!

CAIFA – Portatelo fuori! (le guardie portano via Gesù strattonandolo e picchiandolo tra le urla del Sinedrio). 

MATER A – Il secondo sasso della Passione di Cristo è rappresentato dalle pietre del tempio. Il tempio di Gerusalemme era il centro della vita religiosa ebraica. Per il suo splendore  e magnificenza era l’orgoglio del popolo ebraico. Il luogo e l’emanazione della potenza divina. Cristo fa tremare di furore tutto il Sinedrio e ogni autorità religiosa perché  distruggerà il tempio e lo riedificherà in 3 giorni. Parla del suo corpo. E del nuovo culto di Dio. Gesù mina alla radice le autorità religiose, i culti e i templi, le pietre, i marmi e le fondamenta di ogni religione. Ogni religione è una rovina se diventa esteriorità, pompa, vuota formalità, ipocrisia, seduzione e corruzione delle persone, pedofilia, empietà, settarismo, commercio di affari sporchi, fanatismo. Non solo i templi, ma ogni palazzo, ogni casa, solidamente fatti di pietra, belli, sicuri, confortevoli, diventano fragili, vuoti, insopportabili, quando le persone che le abitano e le vivono non sono pietre vive. Con patti, affetti e legami solidi. Ma sono un vero pantano di discordie, invidie, rivalità, cattiverie. O castelli di sabbia di superficialissimi e vuoti rapporti umani. Pura chiacchiera. Social media.

Terzo Sasso

(escono tutti e con le guardie e Gesù si recano al palazzo di Pilato, i soldati romani prendono in consegna Gesù, esce Pilato e chiede perché gli hanno portato Gesù)

MATER A – Il terzo sasso è il Litostrato, il cortile pavimentato del Pretorio romano e Tribunale di Pilato, il luogo in cui Cristo venne giudicato e condannato. 

PILATO – Sei tu il re dei Giudei?

GESU’ – Il mio regno non è di questo mondo. Se lo fosse i miei soldati avrebbero combattuto perché non venissi consegnato a te. 

PILATO – Dunque, tu sei re?

GESU’ – Sì. Sono re. Non di un regno che sta  in terra.

PILATO – I tuoi amici correligionari dicono cose pessime su di te. Che sei una testa calda. Un ribelle. Peggio. Che sei il Messia, insomma il pericolo numero 1 per loro e per noi…Ma è vero? Sei il loro re? Non rispondi nulla? Non sai che io ho il potere di liberarti o di crocifiggerti?

GESU’ – Non avresti nessun potere se non ti fosse dato dall’alto.

PILATO – (interdetto, poirivolto al popolo) Mi avete consegnato questo Gesù come un ribelle ed un sovvertitore del popolo, ecco io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato alcuna delle colpe di cui l’accusate, nulla che meriti la morte. Gli darò un castigo e poi lo libererò. 

CAIFA – Se lo liberi non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re si oppone a Cesare!

(Pilato si volta e ordina al centurione di portare via Gesù che viene spogliato, flagellato e incoronato di spine, deriso come re dai soldati)

MATER A – Nelle legioni romane dislocate sui fronti caldi dell’impero era in uso un gioco crudele. Il gioco del re. Era preso dai Saturnali, il carnevale romano. Un condannato a morte, veniva incoronato come un re da burla. Tutti gli obbedivano scherzosamente. Con il Galileo di Nazaret, accusato proprio di essere “re dei Giudei”, il gioco risultò ancor più divertente! I soldati conoscevano la fine del gioco: l’esecuzione della condanna a morte del “re”. 

Quanti uomini vengono torturati,  quante donne vengono lapidate ancora oggi? 

Quante persone vengono sbeffeggiate, umiliate, derise, insultate ogni giorno sui social?

Qual è la ragione di tanto odio, livore, razzismo, bullismo, sadismo?

Quanti si uccidono, muoiono o sono morti viventi per l’odio e il divertimento altrui? 

PILATO –  (esce con Barabba) È tradizione per la santa Pasqua che si liberi un prigioniero scelto dal popolo. Chi volete che vi liberi Barabba o Gesù? (Pilato ordina al centurione di portare fuori anche Gesù). Ecco l’uomo (fischi e urla). Chi volete: Barabba o Gesù detto il Cristo?

TURBA – Barabba! Barabba! Barabba!

PILATO – E che debbo fare di Gesù detto il Cristo?

TURBA – Sia crocifisso! 

PILATO – Ma che ha fatto di male?

TURBA – Sia crocifisso!

PILATO – Prendetelo e crocifiggetelo voi, perché io non trovo in lui nessun motivo di condanna.

CAIFA – Pilato, se liberi il Cristo ti fai nemico di Cesare. Chiunque si fa re si oppone a Cesare.

PILATO – Debbo crocifiggere il vostro re?

CAIFA – Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare.

TURBA – A morte! A morte!

PILATO (esce un servo con il catino, Pilato si lava le mani) – Io sono innocente del sangue di questo giusto! (dà un ordine al centurione che lascia libero Barabba che scappa in mezzo alla folla e consegna Gesù ai soldati per portarlo alla crocifissione)

TURBA – A morte! Crocifiggilo!

Quarto Sasso

Finita la Via Crucis, nella quale saranno inserite le scene delle tre cadute, la Veronica, l’incontro con la Madre e le pie donne, l’impiccagione di Giuda, Pietro che piange ecc., arrivati al Calvario, i soldati procedono rapidamente alla svestizione, inchiodamento di Gesù e alzata delle croci.

MATER A – Il quarto sasso è il Sasso del Golgota, la collina di roccia, nuda e calva, a forma di teschio, dove Cristo venne crocifisso e morì. Erano le nove quando lo crocifissero. E c’era l’iscrizione col motivo della sua condanna: “Gesù Nazzareno Re dei Giudei”. I soldati quand’ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato. Presero anche la tunica, ma essa era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Dissero tra loro: “Non spezziamola, ma tiriamo a sorte a chi toccherà”. E il popolo se ne stava lì a guardare. I passanti lo ingiuriavano

CAIFA – Tu che distruggi il Tempio e in tre giorni lo ricostruisci salva te stesso se sei figlio di Dio e scendi dalla croce!

ANNA – Ha salvato gli altri, salvi se stesso se è il Cristo di Dio, l’Eletto.

SOLDATO ROMANO – (accosta alla bocca di Cristo una spugna imbevuta di aceto e posta su una canna) Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso!

LADRONE – Non sei tu il Cristo? Salva dunque te stesso e noi.

BUON LADRONE – Non temi Dio, tu che subisci la stessa condanna? Noi riceviamo la giusta punizione per ciò che abbiamo fatto, ma lui non ha commesso niente di male. (rivolto a Gesù). Gesù, ricordati di me, quando sarai nel tuo regno.

GESU’ – In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso. 

MATER A – Stavano presso la croce di Gesù sua madre, e la sorella di sua madre, Maria, moglie di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù, quando vide sua madre e, lì vicino, il discepolo che amava, disse a sua madre: 

GESU’ – Donna, ecco tuo figlio. 

MATER A – Poi disse al discepolo:

GESU’- Ecco tua madre.

MATER B – E da quel momento il discepolo la prese con sé. 

MATER C – Dall’ora sesta all’ora nona si fece buio su tutta la regione.

GESU’ – Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Padre! Padre! Nelle tue mani affido il mio spirito!

MATER A – Era verso mezzogiorno quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Gesù, gridando a gran voce, disse: 

GESU’ – Padre, Padre! Nelle tue mani consegno il mio spirito! 

MATER B – E, detto questo, spirò.

Silenzio per un minuto. Tutti gli attori si fermano immobili come fossero un quadro vivente.

Alla fine del minuto parte un canto o una musica molto dolce. 

MATER C – Gesù era morto sulla collina del Teschio. Si chiamava così perché lì era stato sepolto il corpo di Adamo. Dunque Gesù è il nuovo Adamo, e la sua croce era il nuovo albero del paradiso terrestre, l’albero della vita. Uno strumento di morte era diventato strumento di vita e di  liberazione dal male.

Quinto Sasso

In questa scena avviene la deposizione di Cristo dalla Croce, seguita dalla scena della Pietà, il compianto, l’unzione del corpo di Gesù, l’avvolgimento nella sindone e la sepoltura.

MATER A – Il quinto sasso è la nuda pietra su cui appoggiarono il corpo morto di Gesù per lavarlo, profumarlo, ungerlo, avvolgerlo nella sindone prima di riporlo nel sepolcro.

Dopo la loro morte, si dovette fare in fretta a togliere i cadaveri dalle croci e a seppellirli. Non era tollerabile l’esposizione di cadaveri impuri nel giorno santo della Pasqua. Nessun parente o amico richiese il corpo dei due ladri, per cui alcuni schiavi li presero e li buttarono nella Geenna, l’inceneritore a cielo aperto di Gerusalemme.

Gesù invece venne tolto dalla croce da un facoltoso uomo della comunità ebraica. Occorreva comunque seppellire il cadavere prima del tramonto. Per fortuna il ricco aveva preso un sepolcro per sé presso il Golgota. A pochi metri dal luogo della crocifissione. Il ricco e pio ebreo aveva dato ordine ai suoi servi di fare in fretta. 

Ma sotto la croce c’era la madre di Gesù. Era stata lì tutto il tempo dell’agonia del figlio, muta, immobile, senza distogliere mai gli occhi da lui. Suo figlio, Gesù, aveva sofferto terribilmente, respirando con grande fatica. Ma quello che aveva ferito Maria era la folla che urlava intorno a lei. Alcuni avevano insultavato suo figlio, altri lo avevano preso in giro, i soldati romani avevano riso, bevuto, giocato a dadi, indifferenti alle urla di dolore di quei tre uomini che stavano morendo davanti a loro.

La madre si  era fatta forza per trattenere le lacrime, l’urlo, le proprie braccia per toccare i piedi gonfi del figlio. Maria stava sotto la croce, immobile, impietrita dal dolore, ma il suo corpo implorava la grazia di poter fare una piccola carezza a suo figlio, almeno sfiorare la carne della sua carne.

Quando deposero Gesù dalla croce lo misero in braccio alla madre, come fosse un bambino. Fu lei, piano, con il palmo della mano a chiudergli gli occhi. Ora che il figlio non la vedeva più, ora che suo figlio era morto, ora poteva piangere. 

Il volto di Maria si rigò di lacrime e il suo fu un pianto lungo, dolce, liberatorio. Quelle lacrime erano il suo sangue, erano le lacrime che non aveva potuto versare prima per non aggiungere dolore al figlio. Ogni mamma che assiste il figlio che muore trova sempre la forza dentro di sé per nascondere il lancinante dolore e il pianto. Ogni mamma si fa il cuore di pietra e cerca di dare al proprio volto e agli occhi la più dolce espressione affinché il figlio che muore non abbia paura, angoscia o terrore, ma si congedi dal mondo, dai propri cari avendo come ultima immagine il dolce ricordo di un viso di luce e un sorriso d’amore.

Ma ora che aveva il figlio tra le braccia, ora che non soffriva più, ora che non c’era più, come fonte sgorgò il pianto della mamma. Maria accarezzava, stringeva e baciava continuamente il suo Gesù. Con le lacrime lavava il suo corpo piagato.

Con molta dolcezza, altre donne sollevarono Maria da terra, si strinsero intorno a lei, la sostennero, l’abbracciarono, la baciarono. Gli uomini avvolsero nel lenzuolo il figlio e lo sollevarono per portarlo al sepolcro. 

Il mesto corteo, giunto alla tomba, seppellito il corpo, voltata una pietra grande all’ingresso del sepolcro per chiuderlo, si affrettò a tornare in città prima che il corno sacro suonasse il tramonto del sole e l’inizio del gran giorno di Pasqua. Quando arrivò l’ultima luce del tramonto, la città  vide che la cima del Cranio, così voleva dire Golgota, brillava di luce viva.  

Sesto Sasso

Mentre Mater A, nel ruolo della Maddalena, racconta il mattino di Pasqua, si vedono le scene della resurrezione: le 3 Marie che si avvicinano al sepolcro, l’angelo vestito di bianco che dice che Cristo è risorto, l’annuncio delle donne agli uomini, Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro, e infine Maddalena che incontra il giardiniere Gesù.

MATER A – Il Sesto Sasso è la Pietra del Sepolcro che le Donne all’alba di Pasqua non sanno come rimuovere. (stacco musicale, Mater A indossa una veste bianca prima di riprendere)

La notte di Pasqua passò nell’attesa della prima luce, che indicava la fine dei divieti. Gli uomini dormivano profondamente, stanchi e sfatti da tre giorni e tre notti di tensione. Quando il primo chiarore, una lama bianca, si profilò nell’azzurro stellato del cielo, noi donne uscimmo fuori dalla casa in silenzio, ombre nell’ombra, e corremmo verso il Golgota, la collina dove l’avevano crocifisso. Si vedevano ancora le tre croci. Molto vicino c’era la tomba. Avevamo fretta di compiere il nostro dovere, avevamo fretta di vedere quello che non ci avevano fatto vedere le lacrime e la fretta di seppellirlo il venerdì sera, volevamo vedere lui, io, Maddalena, volevo vederlo per l’ultima volta, piangere sul suo corpo, mangiarmi con gli occhi il suo viso fino a quando non mi avessero strappato a viva forza da lui, volevo abbracciarlo e baciarlo, toccarlo l’ultima volta. Volevo il suo corpo e come me le altre due Marie. La nostra fretta era insensata, lo sapevamo e infatti mentre accorrevamo al sepolcro ci ricordammo che davanti era stata messa una pesantissima pietra e ci chiedevamo come saremmo riuscite a spostarla. Avremmo chiesto a qualcuno. Ma chi poteva esserci in giro? 

Ancora lontano quando vidi la tomba aperta, la pietra spostata, urlai che avevano portato via Gesù, avevano rubato il cadavere. Ci precipitammo tutte e tre nella tomba, era proprio vuota, Gesù non c’era, c’erano invece ben piegati i lini e la sindone che avevamo usato il venerdì sera per coprirlo alla bell’e meglio. Notammo un giovanotto vestito di bianco li vicino. Dovevamo avere la faccia sconvolta. “Chi cercate?” ci chiese. “Gesù, dove l’hanno messo?” “Èrisorto. Non è qui”. 

Come non è qui? Risorto…risorto…cioè è vivo, sì è vivo e di nuovo di corsa, trafelate, siamo andate, siamo tornate, da loro, dagli uomini che si erano finalmente svegliati e io sono entrata li ho abbracciati, ridendo, piangendo, gridando: “Èvivo! Non c’è, non è, non è più lì nella tomba!”. “E dov’è? Dove si trova?” chiedeva Pietro. “Non lo so, non lo so. So che è vivo. Èancora qui con noi”. Non è possibile, dicevano. Andate, allora, voi, a vedere… E subito Giovanni e Pietro corsero fuori. Il più veloce fu Giovanni, che è giovane. Videro la tomba vuota e tornarono a confermare agli altri discepoli ciò che avevamo visto noi donne. Io non stavo più nella pelle. Sono ritornata di nuovo fuori, sono di nuovo corsa là presso il sepolcro, per essere sicura che quello che avevo visto e quello che avevo sentito era vero. 

A noi donne danno sempre delle visionarie, ci considerano delle persone poco credibili, per questo non potevamo testimoniare in tribunale. La nostra parola non faceva testo. Però volevo essere certa. Mi infilo nell’entrata della tomba: è proprio vuota, ma mi pare che alle spalle ci sia qualcuno, deve essere il custode del giardino e gli chiedo se sa spiegarmi cosa può essere successo e lui mi chiama: “Maria!”, è una scossa elettrica, mi volto, è lui, Gesù, vivo, splendido, mi butto alle sue ginocchia, per baciarlo, accarezzarlo e lui mi accarezza i capelli, mi lascia sfogare, ho il cuore che batte a mille, tremo, dalla felicità, lui mi solleva, mi guarda a lungo, dolcemente poi mi dice: “Non mi trattenere, Maria, devo andare. Ci vedremo presto. Dillo a Pietro, Giovanni, Andrea, dillo a tutti”. 

Poi col sole davanti agli occhi il suo corpo scomparve nella luce abbagliante del giorno e non lo vidi più, ma dentro di me la gioia era più forte di prima, sentivo moltiplicarmi le forze, mi sentivo di fuoco e nello stesso tempo fresca, aerea, correvo, volavo. Mai, mai nella mia vita ho provato queste emozioni, mai ho capito come allora cos’è la gioia, è più che la felicità. 

Sì lo so che molti di voi non ci credono. E può darsi che abbiano ragione. Certo è che la sua morte l’hanno vista tutti, mentre lui risorto l’ha visto solo chi l’amava.  Ma venite. Seguitemi.

Settimo Sasso

MATER A – Siamo all’ultimo sasso, il settimo. Di fronte a voi c’è una pietra che ricorda la pietra dell’Unzione. Se andate al Santo Sepolcro di Gerusalemme troverete appena entrati la Pietra dell’Unzione, una pietra di marmo rosso che la devozione cristiana ritiene essere quella dove venne posto il corpo di Gesù per essere unto con una mistura di aloe e mirra  prima di essere sepolto. Ancora oggi, ogni giorno delle donne al mattino presto lavano devotamente  la pietra dell’Unzione strofinandola con pezzuole intrise di aloe e mirra. Lo chiedo anche a voi. Di ungere questa pietra, simbolo non della pietra dell’unzione di Cristo, ma dell’unzione dell’Uomo, di ogni uomo. Chi vuole, chi se la sente, prenda un batuffolo intriso di profumo di nardo e mi aiuti a lavare, ungere e profumare questa pietra. 

E’ un piccolo gesto simbolico, che ci ricorda le tante persone care che ci hanno lasciato ma anche i tanti uomini e le tante donne che sono morte vittime della violenza e dell’indifferenza umana. Prima di ungere la pietra vi chiedo solo di dirmi sottovoce, all’orecchio, il nome della persona cara o della vittima della crudeltà umana a cui state pensando. 

(le Pie Donne del Sepolcro distribuiscono i batuffoli, Mater A si mette al centro e ascolta ad uno ad uno i presenti che Le sussurreranno il nome della persona a cui stanno pensando prima di ungere la Pietra).

(Al termine quando tutti hanno finito e si sono messi intorno alla Pietra, Mater A dice🙂 Grazie.

La Passione dei Sassi è finita. Vorrei (e includendo chi è presente tra gli interpreti della Passione), vorremmo consegnarvi per ricordo un piccolo sasso. Insignificante. Senza valore. Conservatelo però. Contiene un prezioso augurio: che il nostro cuore non sia mai di pietra e contiene un  grande auspicio: che ogni persona, ogni famiglia, ogni comunità, ogni città, sia fondata sulla Pietra Viva, come  disse Gesù a Simone, ribattezzandolo Cefa, Pietra: “Tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa”.  Lasciamoci col pensiero che c’è una Pietra che nessuno può distruggere, che c’è una Pietra che edifica ognuno di noi, immagina un nuovo mondo e realizza la nuova società: è la Pietra viva dell’Amore. 

Grazie.

(Mater A e Pie donne si congedano consegnando ad ognuno dei presenti un sasso possibilmente con la scritta “Passione dei Sassi” Matera 2019).

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